1. Cosa è un bene materiale e immateriale?
Un bene può essere sia materiale che immateriale. I beni materiali sono quegli oggetti fisici, tangibili, che possiamo toccare e vedere. Pensate a un edificio, a un gioiello, a un mobile o a un’auto: hanno una forma concreta e occupano uno spazio ben definito. Dall'altra parte, i beni immateriali non hanno una presenza fisica, ma possiedono comunque un valore e un'importanza notevoli. Questi includono diritti, idee, marchi, brevetti e opere creative. Anche se non possiamo afferrarli con le mani, possono essere scambiati, venduti o protetti legalmente.
2.Il tesoro di San Gennaro quali dei due è?
In questo contesto si inserisce il Tesoro di San Gennaro, uno dei patrimoni più significativi della città di Napoli e della cultura religiosa italiana. Si tratta di una collezione straordinaria di oggetti preziosi donati nel corso dei secoli in onore di San Gennaro, il patrono della città. Questa collezione include gioielli, statue, busti reliquiari, mitre (copricapi vescovili decorati con pietre preziose), croci d’oro e molti altri oggetti artistici e sacri di immenso valore. Sebbene il Tesoro di San Gennaro sia composto da oggetti concreti, visibili e tangibili, rientra nella categoria dei beni materiali. Tuttavia, ha anche un valore simbolico, storico e religioso molto profondo: per i napoletani, rappresenta un simbolo di identità, fede e tradizione. Questo aspetto immateriale, legato alla cultura e alla devozione, pur non essendo un bene immateriale in senso giuridico, ne aumenta notevolmente l'importanza.
3.Qual è la storia del tesoro di San Gennaro?
Oggi vi porto a scoprire una delle meraviglie meno conosciute, ma straordinarie, del patrimonio italiano: il Tesoro di San Gennaro, custodito nel cuore pulsante di Napoli. Questo tesoro non è solo una semplice collezione di oggetti preziosi; è il frutto di sette secoli di fede, arte e storia. Si tratta di una delle raccolte di doni votivi più ricche al mondo, con un valore che supera persino quello dei gioielli della Corona d’Inghilterra. Ma ciò che lo rende davvero speciale è il significato profondo che porta con sé. La storia inizia nel 1527, quando Napoli viene colpita dalla peste. I cittadini, in cerca di protezione, fanno voto a San Gennaro, promettendo una cappella e doni in cambio della sua intercessione. Da quel momento, nasce un culto popolare che diventa il più forte del Sud Italia. Re, papi, imperatori e semplici cittadini hanno donato gioielli, corone, croci, statue e paramenti come segno di gratitudine. Tra i pezzi più celebri ci sono la mitra d’oro adornata con 3.300 diamanti, smeraldi e rubini; il busto d’argento del santo; e una collezione di ex voto che raccontano settecento anni di fede e devozione. Il tesoro è custodito nel Museo del Tesoro di San Gennaro, accanto al Duomo, e continua a essere gestito da un’antichissima istituzione laica: la Deputazione della Real Cappella, fondata nel 1601, che ne assicura la protezione. Ma attenzione: questo tesoro non è solo materiale. Il vero “tesoro” è l’amore del popolo napoletano, che si rivolge a San Gennaro nei momenti più difficili, come durante guerre, eruzioni o crisi. È un simbolo identitario potentissimo, capace di unire la città sotto un unico segno: la speranza.
4.Quali sono state le tappe del suo tesoro?
Prima tappa:
Nel V secolo, il vescovo Giovanni I trasportò le reliquie di San Gennaro da Marciano a Napoli, deponendole nella parte inferiore delle Catacombe di Capodimonte. Questo gesto aveva un forte valore simbolico e pastorale: spostare il corpo del martire nella città consolidava il culto del santo e ne faceva un punto di riferimento spirituale per la comunità cristiana locale. Le catacombe assunsero il nome del santo e divennero subito meta di pellegrinaggio e venerazione.
Seconda tappa: Sicone I, principe di Benevento, durante un assedio a Napoli approfittò della situazione per prelevare le reliquie del santo e portarle nella sua capitale. L’intento era probabilmente duplice: rafforzare l’identità religiosa e politica della sua città e dotarla di un potente simbolo di protezione. Le ossa del santo vennero custodite nella cattedrale beneventana dedicata a Santa Maria di Gerusalemme.
Terza tappa: Nel 1154, il re normanno Guglielmo I, ordinò il trasferimento delle reliquie all’Abbazia di Montevergine. Tuttavia, a Montevergine, il culto principale non si rivolse a San Gennaro, ma a San Guglielmo da Vercelli (fondatore dell’abbazia) e alla Madonna di Montevergine, detta affettuosamente “Mamma Schiavona”, icona bizantina molto venerata. Il culto di San Gennaro cadde progressivamente nell’oblio, fino a perderne perfino la memoria della sepoltura, Napoli continuava a venerare San Gennaro con fervore, anche perché nella città erano rimaste la sua testa e le ampolle del sangue,
Quarta tappa: Durante la dominazione angioina, Carlo II d’Angiò fece realizzare un prezioso busto-reliquiario in argento dorato, realizzato da orafi francesi, per custodire le reliquie visibili: la testa e il sangue. Nel 1305, le reliquie furono per la prima volta esposte alla pubblica venerazione, formalizzando e rafforzando il culto. Il figlio, Roberto d’Angiò, fece costruire una teca d’argento per le ampolle del sangue, oggi ancora conservata nella Cappella del Tesoro.
Quinta tappa: Nel tardo Quattrocento, il cardinale Giovanni di Aragona ritrovò le ossa del santo a Montevergine, sotto l’altare maggiore. Il potente casato napoletano dei Carafa, in particolare il cardinale Oliviero Carafa e suo fratello, l’arcivescovo Alessandro Carafa, si impegnarono a far tornare le reliquie a Napoli. Dopo resistenze da parte dei monaci di Montevergine, le reliquie giunsero finalmente a Napoli nel 1497. Per accoglierle in modo degno, Oliviero fece costruire la Cappella del Succorpo, una raffinata cripta rinascimentale sotto l’altare maggiore del Duomo, capolavoro di architettura e simbolo della rinascita del culto.
Sesta tappa: In seguito a una terribile pestilenza, i cittadini napoletani fecero voto solenne di costruire una nuova cappella per San Gennaro se il santo avesse liberato la città dal flagello. Il voto si trasformò in un grande progetto artistico e spirituale. La costruzione iniziò nel 1608 e durò fino al 1646, quando fu finalmente consacrata. La Cappella del Tesoro di San Gennaro divenne uno dei massimi esempi di arte barocca e cuore pulsante della devozione cittadina. Vi si conserva ancora oggi il busto reliquiario e le ampolle del sangue, protagoniste del celebre miracolo della liquefazione.